Dichiarazione del Comitato Aziendale Europeo di Unicredit (U.E.W.C.)

Dichiarazione del Comitato Aziendale Europeo di Unicredit (U.E.W.C.)

DICHIARAZIONE DEL COMITATO AZIENDALE EUROPEO DI UNICREDIT (U.E.W.C.)

Lo scorso 11 novembre 2015 sono stati presentati, da parte del Central Management di Unicredit, al Select Committee del Comitato Aziendale Europeo di Unicredit, i principali contenuti riguardanti la revisione del Piano Strategico 2018 del Gruppo.

All’inizio della citata riunione e in premessa rispetto alla presentazione effettuata dal Management, il Select Committee ha stigmatizzato il fatto che le indiscrezioni di stampa che si sono rincorse nelle settimane precedenti, abbiano creato un clima di forte preoccupazione tra i Lavoratori, le Lavoratrici e la clientela del Gruppo.

La revisione del Piano Strategico illustrataci, presenta, a nostro parere, forti elementi di criticità che impattano negativamente sui livelli occupazionali e sulle condizioni di lavoro dei colleghi presenti nei diversi Paesi oggetto di pesanti manovre di riduzione dei costi HR.

In tal senso, le ulteriori forti riduzioni di Personale e le chiusure di filiali riferite ai Paesi coinvolti nella revisione del Piano Strategico, vanno ad aumentare quel saldo già molto gravoso determinato dagli esuberi dichiarati attraverso il Piano Strategico presentato a marzo dello scorso anno, così come la cessione della banca in Ukraina e la costituzione della JV con Santander AM per quanto riguarda Pioneer, rappresentano la dolorosa fuoriuscita dal Gruppo di altri 6000 (circa) nostri colleghi e colleghe.

Ci preoccupano molto le ipotesi riguardanti un’eventuale cessione, ad un soggetto esterno, della banca commerciale in Austria e del business del Leasing in Italia, realtà per le quali chiediamo si operi concretamente affinché si giunga ad un effettivo rilancio delle relative attività attraverso la loro valorizzazione all’interno del Gruppo.

Il Comitato Aziendale Europeo di Unicredit ribadisce la sua assoluta contrarietà a qualsiasi ipotesi di vendita e/o esternalizzazioni.

In questa revisione del Piano Strategico non scorgiamo elementi di discontinuità rispetto ad un passato, più o meno recente, caratterizzato da manovre focalizzate prevalentemente sul taglio dei costi e dell’occupazione in tutti i Paesi ove il Gruppo opera, verso le quali ribadiamo la nostra forte contrarietà; non ci pare emergano concrete prospettive di rilancio e, tanto meno, di tenuta occupazionale nel tempo, in grado di dare la necessaria fiducia ai Lavoratori e alle Lavoratrici del Gruppo. Peraltro, a fronte degli ulteriori pesanti sacrifici chiesti ai Lavoratori e alle Lavoratrici del Gruppo, non vediamo alcuna significativa manovra di riduzione dei bonus al management.

Riteniamo di fondamentale importanza per il suo futuro che questo Gruppo, accanto agli investimenti per l’innovazione digitale/tecnologica, rilanci una forte politica di nuovi investimenti sulle persone, sulle loro competenze e sulle loro professionalità anche attraverso nuove assunzioni di Personale.
Per il C.A.E. rimane imprescindibile che il salario contrattato non può e non deve essere sostituito con il salario variabile e discrezionale.

Altrettanto importante è che il Gruppo eserciti un ruolo attivo nel sostegno alle famiglie, alle imprese ed ai territori di riferimento.

Ribadiamo l’importanza del dialogo sociale, in particolar modo nella gestione delle ricadute collegate alla rivisitazione del Piano Strategico e ne chiediamo un rafforzamento sia nella fase di informazione – che deve essere tempestiva ed efficace – sia in quella di consultazione.

Chiediamo con forza che gli effetti occupazionali del Piano Strategico vengano gestiti nell’ambito di contrattazioni collettive nei vari Paesi evitando iniziative unilaterali aziendali, ponendo grande attenzione alle professionalità dei colleghi ed escludendo fenomeni di mobilità territoriale; se ciò non dovesse avvenire, il Comitato Aziendale Europeo di Unicredit, la costituita Trade Union Alliance di Unicredit – con il supporto di UNI Finance – intraprenderanno tutte le opportune iniziative a livello transnazionale.

Milano, 27 novembre 2015

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