Assemblea costitutiva coordinamento Fisac Cgil UBIS: documento presentato dalla RSA Fisac Cgil UBIS Roma

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Chi ti ha insegnato che nulla si può cambiare, voleva solo un altro schiavo (anonimo)

Questo primo Congresso di UBIS Scpa, società nata dalla fusione di 3 ex aziende appartenenti al gruppo Unicredit, UGIS-URE e UCBP, si colloca in un momento difficilissimo sia per le vicende aziendali (siamo ormai alla terza esternalizzazione subita con la “fuoriuscita”di circa 600 colleghi dalla società, con una lacerante divisione al nostro interno), sia per la nota recente disdetta da parte dell’ABI del CCNL che drammatizza ancora di più, come se fosse necessario, il momento.

Le scelte della RSA di Roma che hanno movimentato la vicenda politica della nostra sigla in questi ultimi anni sono sicuramente note, ma spesso non chiare nella loro motivazione perché si sono sovrapposti emotività, pregiudizi culturali, personalismi che spesso hanno creato confusione. Proprio per questo riteniamo che il congresso non debba essere considerato come un rito celebrativo di semplice ratifica della strada che si è intrapresa o un mero momento di spartizione di posti, ma una occasione di confronto, anche di scontro in cui si possano analizzare le vicende che abbiamo vissuto e soprattutto come intendiamo proseguire.

Ricordiamo l’enfasi con cui l’azienda presentò la nascita di UBIS, nata per razionalizzare, efficientare, migliorare le attività svolte nelle tre aziende coniugando sia l’aspetto tecnologico che amministrativo. Con l’accordo firmato il 17.2.2012 si riscrissero le regole che dovevano saldare e regolare la vita della nuova società al gruppo Unicredit, ma è in quel momento che si definirono le condizioni per le future esternalizzazioni.

La nostra RSA si oppose alla firma di quell’accordo, che andava a regolarizzare le future cessioni, in quanto riteneva insufficienti le tutele occupazionali previste dall’art. 9. Il nostro obiettivo, così come quello di tutta la FISAC uscito dal congresso di Cervia, era il collegamento societario. Abbiamo assistito ad uno scenario imbarazzante, con una delegazione trattante che affermava che “il collegamento societario” non era nel DNA aziendale e che pertanto Unicredit non avrebbe mai ceduto. A questo punto non consultando né organismi né tanto meno gli iscritti la delegazione decise di cambiare obiettivo: dal collegamento societario alla tutela a tempo “determinato” di 5 anni. Il resto sono chiacchiere facilmente eludibili. Inserendo addirittura, con il comma 2 dell’art. 9, una clausola di salvaguardia per UBIS, al fine “di metterla al riparo da eventuali futuri possibili speculatori”.

A livello di Gruppo non fu indetto alcun tipo di mobilitazione, assemblee, scioperi. Anzi ai lavoratori che richiedevano le assemblee e il voto sull’accordo del 17.2.2012 non fu neanche risposto; semplicemente si disse: “il collegamento societario l’abbiamo chiesto ma l’azienda ha detto di no … non sono disponibili … non è nel loro DNA”. Il giorno successivo allo sciopero e alla manifestazione in Piazza Santi Apostoli indetti da questa RSA, la delegazione trattante scelse di andare alla firma dell’accordo del 17.2.2012 ed i fatti stanno a dimostrare quanto queste tutele si siano rivelate deboli davanti alle cessioni di ramo d’azienda.

E’ evidente la grave responsabilità della segreteria nazionale, che davanti ad un fenomeno come quello delle esternalizzazioni non ha avuto una strategia univoca, lasciando ogni gruppo a se stesso: Banca Intesa con il collegamento societario, Unicredit con 5 anni di garanzia e Monte dei Paschi si vedrà. Non è un caso che oggi Abi stia pensando a riscrivere il modello contrattuale, ipotizzandone due tipologie: uno per Banca e uno per il Back Office. Miope ed irresponsabile chi in questi anni ha liquidato i nostri diritti barattandoli sull’altare di una concertazione suicida, firmando accordi che hanno fatto uscire migliaia di lavoratori sulla base di piani industriali che non avevano nessuna prospettiva di sviluppo, non abbiamo detto nulla in nome forse della “libertà di impresa” alle loro continue riorganizzazioni, riallineamenti, scorpori e fusioni.

La scelta iniziale di non contrastare le esternalizzazioni nel nostro gruppo ha registrato il momento più grave con la revoca dello sciopero del 10 ottobre 2011. A fronte di un atto dovuto come l’applicazione del CCNL del credito per la cessione di ramo d’azienda di HR SSC secondo l’art. 2112 del c.c., si è perso – anzi si è voluto perdere – l’attimo in cui tutta la banca, filiali e strutture di direzione, avrebbe compattamente scioperato e respinto il disegno aziendale, alla luce della specificità di quelle attività che facevano riferimento, per ammissione della stessa azienda, all’art. 3 del CCNL, quindi solo appaltabili e non cedibili, oppure, se cedibili, avrebbero comportato, come da legge, l’applicazione del CCNL del credito. Per il personale eventualmente rimasto in azienda senza lavoro (appaltato ad altri) che sarebbe risultato in esubero, la cosa si sarebbe risolta con lo stesso metodo fino ad allora utilizzato: piano esuberi, solidarietà, ecc. Invece si è dato inizio alla frantumazione di UBIS con la presunzione che questo fosse l’unico ed il migliore accordo possibile.

I colleghi di HR-SSC, davanti alla resa del sindacato, hanno deciso di rivolgersi ai legali, intentando le cause individuali. E’ evidente che il ricorso ai legali si esercita quando non c’è altro tipo di opposizione, cioè quando il sindacato non riesce a svolgere il proprio ruolo nella difesa dei diritti dei lavoratori.

Come RSA di Roma, pur consapevoli che la scelta da parte dei colleghi di opporsi legalmente non è una vittoria sindacale, abbiamo ritenuto – e siamo ancora convinti – di aver fatto la cosa giusta, sostenendo i colleghi in questo loro percorso, poiché davanti ad una ingiustizia subita o si lotta o si ricorre alla giustizia.

L’abbandono del collegamento societario, strumento peraltro sancito dal documento congressuale, è una grave responsabilità da imputare al gruppo dirigente sindacale di Unicredit. Aver tradito il mandato congressuale mette in difficoltà chiunque sia chiamato oggi ad una trattativa.

Aperto il varco con la cessione dei colleghi di HR-SSC il resto è noto. L’azienda ha proseguito con le successive esternalizzazioni ad ABAS e VTS su una falsariga negoziale ormai disegnata e con sindacato ormai impotente e relegato ad un ruolo notarile.

In un momento di attacco così violento alle condizioni di vita, con una precarietà ignota al nostro settore i lavoratori stanno assistendo ad un pratica sindacale indecorosa, secondo noi inconcepibile ed immorale. Infatti le strutture sindacali chiedono all’azienda di salvaguardare i propri dirigenti coinvolti nei processi di esternalizzazione, facendoli trasferire in altri settori del gruppo. Utilizzano una norma, che era posta a tutela della liberta sindacale contro eventuali discriminazioni, a proprio vantaggio personale: In sintesi i lavoratori escono dal gruppo e i dirigenti sindacali si salvano. Ma come si fa a continuare ad essere credibili? Non possiamo non dire nulla sulla base dell’ipocrita principio che “in casa degli altri non si guarda”; la credibilità del sindacato, già fortemente indebolita fra i lavoratori, crolla definitivamente. Veniamo considerati alla stregua di una casta, che si autotutela. Noi non ci stiamo.

E’ vero che il mondo del lavoro sta attraversando un momento difficile, sappiamo cosa sta succedendo intorno a noi, siamo partecipi di ciò che accade: perdita di migliaia di posti di lavoro, cassa integrazione, precarietà.

Conosciamo la realtà anche nelle nostre case con figli disoccupati o precari, caduta del reddito familiare, colpa di un sistema che sta facendo pagare solo ai lavoratori – o comunque soprattutto a loro – il prezzo di questa crisi, le cui responsabilità sono da attribuire in gran parte al sistema finanziario internazionale. Consapevoli di tutto ciò, riteniamo di avere l’obbligo di difendere “il posto di lavoro” nella nostra azienda dalla futura precarizzazione, considerando che facciamo parte del gruppo bancario Unicredit che ancora è considerato una delle 27 banche sistemiche, più importanti al mondo, troppo grande per fallire, ancora paga “profumatamente” i suoi manager indipendentemente dai risultati che raggiungono.

Nell’ambito di questo congresso dobbiamo trovare delle soluzioni che mettano il gruppo dirigente che ne scaturirà, di andare alle trattative delle prossime cessioni con un mandato chiaro, difficilmente superabile. Alla luce delle esperienze sin qui vissute, ci dovrà essere come primo elemento quello della verifica costante sugli accordi raggiunti (ES SSC si trova fin dal primo anno con gli accordi inevasi per quanto riguarda il P.I., non si acquisiscono nuove lavorazioni e quelle vecchie vengono portate all’estero con aggiramento del CCNL); il collegamento societario lo dobbiamo far vivere noi come sindacato, non abbandonando i colleghi ceduti, ma continuando a considerarli facenti parte del Gruppo. Deve essere impegno ineludibile del gruppo dirigente che scaturirà da questo congresso promuovere il coinvolgimento di tutte le aziende del Gruppo e dei rispettivi organi sindacali al fine di esercitare una più efficace opposizione contro i piani di esternalizzazioni e le ristrutturazioni selvagge.

Roma 27/9/2013

RSA FISAC/CGIL UBIS – POLO DI ROMA
Giorgio Andreucci Enrico Belardinucci Stefano De Rosa Anna Esposito Corrado Puccetti

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