TRA IL SINDACO ED IL COLONNELLO VINCANO I LAVORATORI

TRA IL SINDACO ED IL COLONNELLO VINCANO I LAVORATORI

In questi giorni non è solo l’usurato teatrino della politica a tenere banco ma , quasi in parallelo ad esso e con dimensioni ovviamente più contenute, si è articolata la stucchevole querelle, messa in campo da alcuni soci di Unicreditgroup di padana provenienza, assurti al ruolo di sacri custodi della italianità della banca ,verso importanti investitori internazionali, istituzionali e non, colpevoli, a loro dire, di nutrire non dichiarate “ …. mire alpinistiche….” circa gli assetti proprietari del gruppo, tanto che i primi, accanto al già noto ed inflazionato motto” Roma ladrona”, hanno ultimamente provveduto ad aggiungere, quello, di fresco conio, di “ Tripoli predona” . Le comiche le lasciamo a “Stanlio ed Onlio” e proviamo invece a sviluppare qualche costruttivo ragionamento sulla vicenda, partendo da alcune considerazioni.

La prima:
la crisi ha certificato, per il gruppo UniCredit, la pericolosità ad orientare in via esclusiva, qualsiasi ipotesi di espansione e di crescita, verso mercati, quelli del nord e dell’est d’Europa, caratterizzati, in maniera consequenziale alla stessa crisi, da un’altissima volatilità e rischiosità degli investimenti. Come dice Piazzolla “….siamo tutti bravi a fare gli allenatori del Lunedì… “ dimenticando che c’era stato , chi come noi, queste cose le aveva , per tempo ed in splendida solitudine, rappresentate. Registriamo positivamente che il faraonico piano predisposto in tal senso è stato ufficialmente stoppato.
La seconda:
è ormai acclarato il fallimento del precedente modello organizzativo divisionale, affossato da una incomunicabilità gestionale tra le varie articolazioni societarie, oltre che da quell’ esasperato “cannibalismo concorrenziale interno” che tanti guasti ha prodotto in termini di presidio di territori e mercati, di capacità di risposta alla clientela e soprattutto in termini di distruzione di notevoli professionalità lavorative. Anche questo, per tempo, detto e denunciato a più riprese.

Infine:
l’eredità che la crisi ha lasciato al sistema bancario nel suo insieme è fatta di stress – test e di accelerazione della nuova regolamentazione di Basilea 3. Dal combinato disposto di questi due elementi ( in verità più dal secondo che dal primo ), viene fuori la rinnovata esigenza di un ulteriore rafforzamento patrimoniale del gruppo , nella prospettiva di adeguare alcuni ratios ( core tier 1) a future necessità di risposta al mercato.
L’ operazione di incorporazione di Capitalia ha determinato la circostanza di avere, nella compagine azionaria incorporata, soci istituzionali libici, disponibili a far fronte alle rinnovate esigenze del gruppo senza dover far ricorso agli onerosi “Tremonti bond “ o, peggio ancora, dover questuare, nelle nuove chiese di fede leghista ( le fondazioni del nord ), interventi a sostegno.
I soggetti pubblici e privati presenti nell’area del Mediterraneo hanno oggi l’esigenza di reinvestire, diversificando, le enormi liquidità finanziarie di cui dispongono, rivenienti dallo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, nella prospettiva naturale che questi ultimi andranno progressivamente ad esaurirsi ,pertanto il rafforzamento patrimoniale e societario di cui i soci libici sono portatori può essere utilizzato al fine di meglio sostenere l’economia dei territori tutti, da Trieste a Trapani. %
Alla luce di questo nuovo scenario proprietario, riteniamo che vada valorizzata la forte e radicata presenza logistica e professionale del gruppo nella più grande piattaforma esistente al centro del bacino del Mediterraneo , la Sicilia, soprattutto nel momento in cui quest’area è oggetto di tante attenzioni speculative e di consistenti investimenti internazionali (turismo,agricoltura, etc.). Tutto ciò mentre diviene operativo il trattato di Barcellona che prevede la creazione di un’area di libero scambio nel Mediterraneo e si aprono spazi crescenti ad un processo di internazionalizzazione, ormai ineludibile e necessario, di quelle economie emergenti.
Se è vero che all’indomani dell’avvio del Bancone Unicredit vuole essere Banca Paese non può non avere tra i suoi obiettivi quello del rafforzamento di un suo ruolo nel sud dell’Italia e dell’Europa, a maggior ragione dopo l’inabissamento della tremontiana Banca del Sud. Ai maggiori Enti della Lega, al loro capofila Tosi, sindaco di Verona, diciamo che non è con le camice verdi alla Borghezio o con gli sceriffi anti-immigrati alla Gentilini e né tantomeno con i giuramenti di Pontida che si può fare la banca del territorio , al servizio della sua economia, ma che è invece necessario che la politica, oltre a stare fuori dalle attività gestionali, proponga e favorisca una seria e realizzabile strategia industriale.
Il rapporto con i libici va pertanto cementato dalla reciprocità d’interessi con il gruppo : se Unicredit è il velivolo attraverso il quale il Colonnello Gheddafi punta ad accedere al salotto buono della finanza europea e mondiale, gli investitori libici, siano, come già è stato in occasione dell’avvenuta aggiudicazione al gruppo Unicredito della gara relativa alla privatizzazione del sistema bancario libico, il passepartout per accedere, dalla porta principale, alla possibilità, per il gruppo, di una significativa presenza nell’area del Mediterraneo. Si vincoli semmai la presenza dei libici alla condivisione di un progetto industriale concertato che li renda co-protagonisti non solo del rafforzamento della compagine proprietaria ma anche della espansione verso nuovi e più redditizi mercati, qualificandoli, pertanto, non come semplici soci finanziari ma soprattutto come soci industriali. In questa direzione e per queste finalità c’è spazio ed opportunità di utilizzare le strutture logistiche, quelle informatiche e le correlate competenze, le professionalità organizzative e commerciali, l’insieme del gruppo presente in Sicilia, per mettere tutto questo al servizio di un progetto funzionale a garantire e sviluppare occupazione, valorizzare competenze professionali e promuovere sviluppo per il territorio, oltre che crescita e rafforzamento commerciale per il Gruppo.
Al Presidente Lombardo chiediamo di abbandonare l’esercizio populistico ed inconcludente di Governatore della più grande Regione autonoma d’Italia, la Sicilia, che , cappello in mano, si rimette alla discrezionale benevolenza di un traballante Presidente del Consiglio per essere accreditato come interlocutore del governo libico. Una volta tanto si ricordi di essere a capo di una regione con più di 5 milioni di abitanti, di essere azionista istituzionale del più grande gruppo bancario italiano e di essere presidente di turno del Copem, l’organismo internazionale di cui fanno parte i paesi rivieraschi del mediterraneo e che coordina , programma e favorisce, scambi ed investimenti commerciali.
A Profumo, ai consiglieri del CdA del gruppo, chiediamo il coraggio e la capacità di essere protagonisti di un progetto che faccia della Sicilia non lo stereotipo di un Sud povero, piagnone ed assistito ma il Nord avanzato e qualificato del bacino del Mediterraneo. Avranno su queste cose l’appoggio ed il sostegno di chi come noi, tra il Colonnello Gheddafi ed il sindaco Tosi, ha scelto di stare , come sempre, dalla parte degli interessi della gente che rappresenta.

Palermo 08.09.2010
SEGRETERIA DI COORDINAMENTO FISAC /CGIL BANCO DI SICILIA SPA

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