FLESSIBILITA’ D’ORARIO: PARTE LE SPERIMENTAZIONE NEL TRIVENETO

FLESSIBILITA’ D’ORARIO: PARTE LE SPERIMENTAZIONE NEL TRIVENETO

FLESSIBILITA’ D’ORARIO: PARTE LE SPERIMENTAZIONE NEL TRIVENETO

La firma del verbale di accordo sul part time del 4 giugno scorso nel Triveneto era chiaro non avrebbe risolto la questione domande giacenti, a causa del loro numero elevato e dell’elevata presenza di p/t a tempo indeterminato. Per questo è stato inserito il capitolo “iniziative specifiche” fortemente voluto dalla Fisac/Cgil.
Le iniziative specifiche sono:
– l’avvio di asili aziendali o convenzioni esterne con asili e strutture di assistenza, iniziative di mobility management e accoglimento delle domande di trasferimento volte al superamento della richiesta del part time,
– la previsione dell’avvio nelle tre Direzioni del Triveneto della sperimentazione di differenti articolazioni dell’orario di lavoro (d’ora in poi flessibilità) e l’avvio di progetti a norma dell’art. 9 L. 53/2000.

Si era ottenuto inoltre che il tavolo di trattativa relativo alla sperimentazione si svolgesse “sul posto” cioè in Triveneto e con la presenza dei coordinatori territoriali.
5 sono stati gli incontri tenuti tra Verona e Bologna.

Molto tempo si sarebbe potuto risparmiare se l’azienda, rappresentata dal sig. Pozzi, si fosse presentata con posizioni inutilmente rigide, nel merito e nel metodo.
Inizialmente dunque l’azienda dichiarava che nelle filiali non era possibile prevedere la presenza di personale nell’ora di pausa pranzo per motivi di sicurezza, di cui non voleva approfondire il merito; inoltre, alla sperimentazione poteva accedere SOLO chi aveva presentato domanda di part time ante accordo.

Tale impostazione è stata rigettata da tutte le oo.ss. sia per la restrizione inaccettabile della platea, che per la incoerenza aziendale riguardo l’esclusione a priori della possibilità di presenza di personale nelle filiali in pausa pranzo (per stessa ammissione aziendale ciò avviene sistematicamente per il caricamento degli ATM).
Per mantenere un atteggiamento propositivo e cercare di superare le resistenze aziendali in tema di security, è stato fin da subito proposto che agli incontri partecipassero rappresentanti aziendali della Sicurezza, per meglio capire le problematiche connesse alla presenza di personale in pausa pranzo ed individuare soluzioni idonee al superamento del problema.
L’azienda invece prospettava queste:
– utilizzo della pausa pranzo solo in strutture non di rete;
– previsione di orari tra 32,30h e 37,30h settimanali (d’ora in poi riduzione)
– dove non c’è criticità per quadratura (es. cash less, cash light) possibile anticipo dell’uscita alle 16.00.

Evidente, dalle proposte aziendali, l’obiettivo della riduzione dei costi.

In un secondo momento l’azienda ha proposto di suddividere l’argomento in due filoni:
– da un lato attuazione immediata della riduzione tout court in quanto più facilmente realizzabile,
– dall’altro, un percorso più complesso che tramite il coinvolgimento delle CPO di banca e di gruppo mirasse a presentare un progetto ai sensi dell’art. 9 L.53/2000 per accedere ai relativi finanziamenti, al fine di attuare così la sperimentazione.

Abbiamo fatto in modo che i due argomenti venissero considerati inscindibili e che la riduzione fosse soluzione non esaustiva ma aggiuntiva, da coniugarsi con la flessibilità, la cui attuazione non avrebbe dovuto attendere il varo del progetto L.53/2000.

Si è quindi giunti ad un successivo incontro in cui l’azienda ha proposto due testi:
– il primo relativo all’avvio del progetto riguardante il tema più generale della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro tramite le CPO,
– l’altro che avrebbe dovuto regolare l’avvio della sperimentazione e che invece verteva esclusivamente sulla riduzione, ponendo ancora una volta vincoli legati alla sicurezza e al numero di persone presenti nelle filiali.
Anche in questa occasione la discussione più difficile è stata con le altre sigle sindacali che volevano, salvo piccoli aggiustamenti, dare il benestare all’azienda.
Alla fine siamo riusciti ad ottenere la partecipazione da parte aziendale di un rappresentate della security, il quale, incalzato dalla compagine sindacale, ha evidenziato che, da un punto di vista di security, la criticità riguardante la pausa pranzo è legata all’entrata e/o uscita ad orari prestabiliti di un collega DA SOLO (quindi se ce n’è più di uno si può ovviare al problema). Non rappresenta invece problema la presenza di colleghi/colleghe in filiale per l’intera durata dell’intervallo pranzo.

Questa due elementi hanno indotto la parte aziendale a rivedere la propria posizione intransigente circa la presenza di personale nelle filiali in pausa pranzo.
Gli elementi caratterizzanti sono;
– aver previsto che alla sperimentazione di diversa articolazione dell’orario possono accedere tutti i colleghi e colleghe che hanno una domanda di part time giacente;
– che, seppure al momento della concessione della diversa articolazione di orario la domanda viene cancellata, si ripristina la posizione nella graduatoria utile successiva all’eventuale rientro dalla riduzione/flessibilità;
– aver previsto che per la attuazione pratica di una diversa articolazione dell’orario di lavoro si possano adottare, anche congiuntamente tra loro le seguenti soluzioni:
1. riduzione dell’orario di lavoro tra le 37,30 e le 32,30 ore settimanali da definirsi a livello individuale,
2. diversa fruizione e/o durata della pausa pranzo,
3. ingresso mattutino anticipato o posticipato, uscita pomeridiana anticipata o posticipata,
4. diversa articolazione di orario condivisa su più posizioni di lavoro.

Come vedete si tratta di un elenco abbastanza analitico ma non eccessivamente rigido, in quanto, come per l’accordo part time, si tratta di un’intesa dai risvolti gestionali molto evidenti. E’ stata scelta questa impostazione al fine di consentire che nei territori interessati vi sia la possibilità di individuare nel confronto con le Direzioni Commerciali le soluzioni più convenienti e praticabili per venire incontro alle esigenze di colleghi e colleghe (accettando il rischio di possibili snaturamenti o rigidità messi in campo dagli RRU). A tal fine è stato previsto nel testo che nel corso della sperimentazione vi siano degli incontri di verifica da tenere prioritariamente a livello di Direzione Commerciale e successivamente a livello accentrato a richiesta di una delle parti.
Gli aspetti che riteniamo critici sono due:
– la sperimentazione durerà solo fino al 31/10/2010; il protrarsi della trattativa, dovuto alla rigidità iniziale della controparte, ha prodotto questa pesante limitazione che creerà incertezza su chi usufruirà dell’istituto,
– la rigidità organizzativa causata dalla forte carenza di personale nel Triveneto potrebbe rendere di fatto inapplicabile il verbale di accordo.

5 febbraio 2010

Coordinamenti Territoriali Triveneto
Segreteria di Coordinamento
Fisac/Cgil UniCredit Banca

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