PRESSIONI COMMERCIALI: FIRMATO L’ACCORDO NON VA ABBASSATA LA GUARDIA

PRESSIONI COMMERCIALI: FIRMATO L’ACCORDO NON VA ABBASSATA LA GUARDIA

Venerdì 6 febbraio, dopo un lungo e difficile confronto con l’Azienda, è stato sottoscritto un Verbale di Incontro sulle pressioni commerciali, una delle problematiche alla base dello sciopero del settembre scorso.
Ricordiamo che in UniCredit Banca il 25 maggio 2004 fu firmato un accordo – tuttora in vigore – che disciplina l’attività di vendita, richiama i valori a cui tale attività deve uniformarsi e definisce le modalità di rilevazione dei dati.
Sappiamo come negli anni questo accordo sia stato frequentemente disatteso proprio da molti di coloro che ne avrebbero dovuto garantire il rispetto, le c.d. “figure di sintesi”, in sostanza Direttori Regionali e Capi Mercato (oggi Direttori Commerciali e Direttori di Territorio).
L’esigenza di riprendere e rafforzare i contenuti dell’accordo del 25 maggio 2004, di garantirne quanto più possibile una concreta maggiore applicazione, di aggiornarlo alle normative nel frattempo entrate in vigore, prima fra tutte la MIFID, era già forte un anno fa, quando partì la vertenza sindacale poi sfociata in una giornata di sciopero, e si è fatta ancora più forte nell’attuale difficile contesto.
I punti salienti dell’accordo del 6 febbraio 2009 possono essere così riassunti:

1) Gli obiettivi di vendita devono essere coerenti con la direttiva MIFID, le disposizioni in tema di Compliance e le indicazioni Consob.
2) Non solo i toni e gli stili di comportamento, ma anche le direttive impartite, oggettive e verificabili, devono essere coerenti con i valori del Gruppo, con i contenuti dell’accordo del 2004 e con il nuovo quadro normativo.
3) Le parti verificheranno periodicamente la sussistenza di comportamenti non conformi ai contenuti dell’accordo.
4) Si ribadisce che la visibilità (intendendosi per tale tutto il processo sottostante, dalla rilevazione alla messa a disposizione dei dati) dei risultati commerciali deve essere effettuata utilizzando solo le procedure informatiche dedicate. Ricordiamo che già l’accordo del 2004 escludeva la possibilità di “pubblicazione di graduatorie nominative comparative”.

Per tutto quanto non espressamente richiamato valgono i contenuti del verbale del 2004.
L’accordo sarà portato a conoscenza delle Direzioni Commerciali (Direttore Commerciale e Responsabile Risorse Umane), che dovranno a loro volta darne diffusione alla rete, al fine di portare a fattor comune i contenuti dello stesso.
Nessuno si illude che questo accordo risolva definitivamente la questione.
L’esperienza di questi anni ha dimostrato quanto sia difficile il presidio della problematica delle pressioni commerciali, presidio che nemmeno il miglior accordo potrebbe oggettivamente garantire.
La materia sfugge alle normali dinamiche sindacali, poiché non si tratta di una norma contrattuale prescrittiva e cogente, la cui applicazione è relativamente facile da verificare.
E’ significativo peraltro che la firma del documento sia stata preceduta da una forte denuncia da parte delle OO.SS. per l’incredibile ripresa di forti ed indiscriminate pressioni alla vendita di prodotti driver, come se nulla fosse successo.
Addirittura ci risulta che qualche responsabile si sia spinto ad affermazioni del tipo “il peggio ormai è passato” .
Pressioni esercitate su Lavoratori e Lavoratrici che, durante la bufera finanziaria di Ottobre-Novembre, hanno con grande merito retto l’impatto con una clientela disorientata e spaventata, in mancanza di supporto e direttive adeguate alla gravità del momento.
Anche per questo il Sindacato ad ogni livello è chiamato, oggi più che mai, a tenere alto il livello della denuncia, se del caso anche nominativa, di tutti i comportamenti scorretti che si dovessero rilevare in fatto di pressioni commerciali.
Invitiamo inoltre i Lavoratori, che forse più di tanti manager hanno capito sulla propria pelle che i clienti non sono “limoni da spremere” e che occorreranno anni di lavoro per recuperare la loro fiducia, a non lasciare più spazio ad alcun tipo di pressione, denunciando quelle improprie al Sindacato.
Sarebbe comunque sbagliato e riduttivo ricondurre la questione unicamente a inqualificabili comportamenti, ad intemperanze dei singoli.
Non ci sarebbero esasperate pressioni alla vendita se non ci fossero obiettivi esasperati, di breve periodo, che prescindono dalle condizioni di mercato, che non tengono nella dovuta considerazione le necessità del cliente, che garantiscono premi incentivanti molto ricchi e sproporzionati a favore prima di tutto del management, ed ingenti utili a favore degli azionisti.
Le pressioni commerciali sono il problema a valle, difficile da risolvere se non si cambia tutta l’impostazione a monte.
La crisi in corso dovrebbe rappresentare un monito a modificare in profondità quel modo di fare banca che abbiamo conosciuto e denunciato nell’ultimo decennio, e che è stato all’origine della crisi stessa.
Il difficile momento che stiamo vivendo impone un cambiamento che deve essere culturale, organizzativo e di politiche commerciali, a cui, insieme all’intero sistema, anche UniCredit Banca è chiamata.

Bologna, 17 Febbraio 2009

Le Segreterie di Coordinamento Aziendale
Dircredito Fabi Fiba/Cisl Fisac/Cgil Silcea Sinfub Ugl UilCa

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