MA LAVORIAMO NELLA STESSA AZIENDA?-2

Secondo i vertici Aziendali i risultati del sondaggio “Your Voice, Our Future” riferiti a UniCredit Banca, sarebbero molto positivi: “UniCredit Banca è tra le società di UniCredit Italia che fanno registrare il più alto grado di soddisfazione fra i colleghi”.
Purtroppo lo sventolato sondaggio sconta all’origine gravi difetti, fra cui i principali sono:

1.reiterato utilizzo di uno strumento non condiviso con le OO.SS;
2.meccanismo che non fuga i dubbi dei colleghi sull’anonimato e sulla non tracciabilità delle risposte;
3.conseguente mancanza di serenità nelle risposte;
4.domande poste in maniera capziosa (ad es. con doppia negazione);
5.percentuali di risposta decisamente inferiori all’enfasi con la quale l’iniziativa è stata presentata, ma ancor più se rapportate alle pressioni esercitate per la compilazione;
6.valutazione distorta e inutilmente ottimista dei risultati, che dovrebbero apparire invece preoccupanti anche per l’Azienda.

Premesso dunque che i risultati del sondaggio sono a nostro avviso scarsamente attendibili, una riflessione è doverosa.
La lettura dei fatti aziendali è diametralmente opposta tra noi e la Banca: infatti quando denunciamo lo stato di insoddisfazione dei colleghi, la stanchezza estrema riguardo alle pressioni continue e logoranti, lo scollamento fra i Lavoratori e la dirigenza aziendale ci viene risposto che i “dati” dimostrano come i Lavoratori di Unicredit Banca siano soddisfatti, quasi felici, delle loro condizioni di lavoro, economiche e normative.
Che dire allora di queste tre risposte (sempre con le riserve di cui sopra):

1. La pressione cui sono sottoposto influenza NEGATIVAMENTE la mia prestazione lavorativa…
SI 54% NO 32% NON RISPONDE 14%
2. Il top management di questa banca è interessato alla soddisfazione dei dipendenti…
SI 38% NO 42% NON RISPONDE 20%
3. Il top management di questa banca si rende conto dei problemi che incontriamo sul lavoro..
SI 34% NO 48% NON RISPONDE 18%

Scrive l’A.D. che una volta terminata la fase di analisi, sempre sul portale saranno pubblicati i “piani d’azione”, cioè gli interventi operativi che verranno individuati proprio per far fronte alle necessità rilevate.
Siamo ansiosi di leggere il “piano d’azione”
contro le pressioni commerciali !

Se perfino in un sondaggio così addomesticato traspare il segnale di un così forte disagio, ci aspettiamo dei FATTI, dei fatti CONSEGUENTI alle parole del Responsabile del Personale Sig. Chelo, il quale ha dichiarato in un recente incontro che le pressioni non sono ammesse dall’Azienda anche perché risultano “controproducenti” (guarda caso quello che sosteniamo da sempre.. e quello che dicono la maggior parte delle risposte).
Ci attendiamo pertanto più attenzione e più rispetto delle persone, un’autentica “rivoluzione culturale” della dirigenza.
Se è vero che l’Azienda vuole investire sui propri dipendenti in una logica di lungo periodo che permetta una loro valorizzazione all’interno dell’Istituto, andando incontro nel contempo alle esigenze della Clientela, è ora di dimostrarlo.
Appare del tutto incoerente con questa prospettiva, l’assunzione da altre banche di oltre 1.000 colleghi “professionalizzati” .
Dobbiamo quindi ribadire forte e chiaro che:

-> Non esiste monetizzazione che possa ripagare
dai danni psicofisici da stress.
-> Non esiste Sistema Incentivante accettabile
se non lo si cambia alla radice.
-> Serve una modifica profonda (una “rivoluzione culturale”) del modo di operare della dirigenza, se non per sensibilità, almeno per intelligenza!

E bisogna anche fare presto!

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