The day after

The day after

A distanza di qualche giorno dall’incontro con SoGen, e dunque dopo che ogni lavoratore, da solo o parlandone con i colleghi, ha potuto riflettere con calma su quanto è successo, vogliamo riprendere il filo del ragionamento.

=> L’incontro con SoGen

Tre sono le osservazioni da fare:

-> SoGen ha saputo illustrare con efficacia il profilo della sua presenza internazionale e dei progetti relativi a 2S. Sulla capacità comunicativa di SoGen non avevamo peraltro dubbi. L’unica cosa di cui non c’è traccia nella loro esposizione è il dato delle garanzie occupazionali.

-> I lavoratori hanno esposto con pacatezza e straordinaria lucidità le motivazioni della mobilitazione in corso. Il lungo applauso che, soprattutto a Milano, ha salutato l’intervento è il segno che tutti i colleghi si sono riconosciuti in esso e che il mandato ricevuto dall’assemblea del 6 marzo è stato perfettamente adempiuto.

-> Unicredit si è caratterizzato per qualche caduta di stile che poteva francamente essere evitata, dimostrando di non sapere accettare le più che legittime critiche dei lavoratori ed evidentemente non distinguendo fra l’Italia, Paese in cui esistono leggi e tutele a favore dei lavoratori, e la Polonia o la Romania, dove i lavoratori non godono (ancora e purtroppo) delle analoghe tutele.

==> Che cosa sta accadendo ora?

Sta accadendo qualcosa che non ci piace affatto. C’e chi si è messo a seminare divisioni e diffondere mezze bugie, tra strizzatine d’occhi, parole allusive più o meno vaghe ma, in ripetute circostanze, anche pericolosamente esplicite.
Le carte che giocano sono tutte in funzione anti-sciopero (che li ha dunque colpiti molto più di quanto non prevedessero) e sono sostanzialmente di tre tipi:

1.dopo la vendita a SoGen, lo sciopero (che questa volta si aspettano come particolarmente incisivo) è controproducente perché danneggia direttamente SoGen e non Unicredit;

2.lo sciopero fa perdere clienti e dunque è un boomerang;

3.le dimensioni internazionali di SoGen sono di per sé la migliore garanzia occupazionale e dunque non c’è nient’altro da chiedere.

Sono tre affermazioni sbagliate. Vediamo perché.

1.Nella prassi contrattuale, all’interno del periodo intercorrente tra il compromesso di vendita (febbraio) e il suo perfezionamento (presumibilmente giugno/luglio secondo i tempi Bankitalia), i danni economici eventualmente occorsi (a titolo diverso e dunque anche per sciopero) sono a carico del cedente (Unicredit) e non dell’acquirente (SoGen).

2.La seconda affermazione è un vecchio imbroglio che gira da più di un secolo, da quando cioè i lavoratori si sono date forme stabili di rappresentanza sindacale. Se non avessimo fatto mai scioperi con questa motivazione (che è teoricamente valida sempre), oggi, anziché lavorare in ambienti decenti e godere di stipendi decorosi, lavoreremmo come un secolo fa in vecchie topaie e per un piatto di lenticchie. Siamo andati avanti perché ci siamo mobilitati, senza farci intimorire e non perché siamo stati fermi a piangerci addosso. Quando si sono persi clienti, ciò si è verificato per ragioni diverse (carenze di investimento, scelte industriali sbagliate…) che ben poco hanno a che vedere con gli scioperi.

3.Le dimensioni internazionali di SoGen sono una gran bella cosa. Ma, da sole, dicono poco. Anzi: le multinazionali spostano lavoro dove è più conveniente, possono disinvestire dove prima avevano ritenuto opportuno investire e così via. La recente storia dell’economia globalizzata insegna che i grandi Gruppi, quando suona l’ora di far quadrare i bilanci e far correre il titolo in borsa, sanno essere spietate, sul piano occupazionale, come pochi.
Global Custodian, rivista specializzata americana del settore, parla di noi in numerosi articoli, assolutamente neutrali, da osservatore esterno, ma molto autorevoli (in particolare: 31.01 e 2.02.2006) e dice proprio questo: il prezzo della vendita è stato giudicato insostenibile da BNP e da Citigroup, che infatti si sono fatti da parte, e sostenibile dalla sola SoGen che ha ora evidentemente di fronte la sfida di far quadrare i conti, riducendo i costi.
“Come si riducono i costi?” è lecito chiedersi. Proviamo a pensarci!

=> Stando così le cose, come può Unicredit pretendere di chiamarsi fuori dalla partita?

In questi giorni stiamo valutando con grande senso di responsabilità come articolare le prossime mosse, coniugando mobilitazione e trattativa. Ma abbiamo voluto fin da ora sgomberare il terreno dai veleni che qualcuno ha voluto spargere anche per lustrarsi le medaglie.
Continua intanto la solidarietà piena fra tutte le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Unicredito. Il Coordinamento Unicredit Banca ha riaffermato, in data 9 marzo, la priorità assoluta della vertenza 2S Banca, riconfermando la rottura delle relazioni sindacali a tutti i livelli ed invitando tutte le strutture sindacali ad intensificare le iniziative di pressione e denuncia nei confronti delle rispettive controparti .
Per la giornata di giovedì 16 è convocato l’Intersindacale di Gruppo per decidere le nuove iniziative di mobilitazione.

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