Presentarsi al gate di imbarco!!

Presentarsi al gate di imbarco!!

In piena trattativa sul piano industriale e con una iniziativa del tutto estemporanea, UPA mette in campo l’ormai famosa gita a Bucarest.
Sono differenti, riteniamo, gli stati d’animo dei colleghi in partenza per Bucarest: l’attesa trepidante del viaggiatore alla vigilia di una nuova tappa; la curiosità dei neofiti del volo; l’adesione convinta ad un progetto; il gusto del rischio per un’avventura di cui non si conosce nulla se non il profumo orientale di un pezzo di Europa ex-comunista; il rincrescimento per non essersela sentita di dire “no” (arte sublime del negarsi: quanto ci manchi!); la voglia di sbarazzarsi di mogli, mariti e figli almeno per un week end; il leggero senso del ridicolo per aver dovuto comprare l’abito della festa; l’imbarazzo per la montagna di danaro speso e di cui si avverte confusamente che poteva essere utilizzato per più nobili imprese; la speranza che l’atto di buona volontà venga notato e valutato da chi sa e da chi può .…
E chi resta? Fantastico colpo di teatro questo di far partire i colleghi dalle sedi di lavoro! Lucciconi agli occhi, sventolio di fazzoletti, malcelata invidia per i fortunati, ostentata soddisfazione per essere scampati ad un soffocante abbraccio sempre meno gradito, senso di sgomento per convocazioni/inviti effettuati senza l’indicazione della destinazione, ira per la sventurata scelta….
Sentimenti tutti rispettabili, qualcuno condivisibile, altri meno: ma tutti degni di nota.
E l’Azienda? Qui i sentimenti c’entrano poco. Manualetto di gestione del personale alla mano: consumato appello alla inesauribile risorsa della identità, buonismo un tanto al chilo, messaggio che la gita servirà a pensose riflessioni sul futuro di UPA, coinvolgimento emotivo a tutti i costi e il gioco è fatto.
Una iniziativa che poteva essere fatta a Riccione; una costosa iniziativa che fa a pugni con le supposte difficoltà di bilancio del Gruppo invocate a legittimare delocalizzazioni e 3.000 esuberi; una iniziativa che noi, insieme con le Segreterie Nazionali di categoria, abbiamo chiesto quantomeno di rimandare fino a quando qualcuno sarà finalmente in grado di dirci quali saranno i flussi di lavoro in entrata e in uscita e come verranno riqualificati i colleghi coinvolti e finché non si saranno concordate garanzie, per oggi e per domani, per i lavoratori delle diverse Società di Unicredito…
E’ chiaro che, su tematiche di così forte rilevanza, l’Azienda, se non sceglie la concertazione, si troverà in rotta di collisione con i lavoratori.
Questa della gita a Bucarest è dunque una iniziativa irritante per le sue modalità, fuori tempo e fuori luogo.
O meglio: in un luogo preciso. Un luogo dove il Sindacato non c’è, i diritti nemmeno e gli stipendi sono un decimo di quelli italiani e comunque bassi perfino rispetto agli standard di vita romeni.
Sorry: dimenticavamo che a Bucarest andiamo a portare civiltà e progresso e per esportare modelli produttivi.
Pensavamo di andarci per risparmiare sul costo del lavoro, a danno della professionalità e delle certezze lavorative di tutti i dipendenti.

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