Ancora su Bucarest

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Il Direttivo FISAC-CGIL di UPA, riunitosi presso la Camera del Lavoro di Verona in data 12.11.04, ha approfonditamente dibattuto, accanto ad altre questioni, quella del Piano Industriale 2005-2007.

La considerazione dalla quale siamo partiti è quella per cui l’apertura di UPA Romania rischia di diventare dirompente per l’intero settore del credito. Si tratta infatti di una iniziativa che (al di là di un modesto episodio riferito alla Banca Sella ) non ha precedenti e rischia di produrre una veloce rincorsa, da parte di molti altri Isituti di Credito, alla delocalizzazione selvaggia verso altri Paesi. Si inizierebbe con la delocalizzazione di funzioni probabilmente poco significative, ma, in prospettiva, si potrebbero aggiungere anche lavorazioni importanti, con la possibile perdita di migliaia di posti di lavoro in un Paese come il nostro che, di lavoro, ha invece assoluto bisogno. Tutto ciò è motivato da una ricerca di profitto da taglio dei costi ipocritamente presentato all’opinione pubblica ed agli stessi lavoratori come opportunità di crescita offerto ai Paesi in via di sviluppo. La grande dimensione prospettica del fenomeno ci spinge dunque a chiedere che, su questa questione, si apra un grande dibattito che investa anche la Confederazione.
L’ “area contrattuale” costituisce, come noto, uno dei pilastri portanti del Contratto Nazionale siglato nel 1999 ed ora in fase di rinnovo. Si individuarono, in quella sede, le attività propriamente bancarie che non possono venire esternalizzate o appaltate. Anche a costo di qualche rinuncia sul piano delle rivendicazioni economiche e di qualche importante concessione sul terreno della liberalizzazione degli orari (nei Centri servizi, ma non solo) riuscimmo ad ottenere garanzie importanti per migliaia di lavoratrici e di lavoratori e a scongiurarne l’espulsione dal ciclo produttivo. Con la delocalizzazione all’estero si aggirano ora questi ed altri vincoli (pensiamo allo Statuto dei Lavoratori, per citare il caso più evidente) rendendo possibile all’estero ciò che non è possibile in Italia.
Il Direttivo FISAC-CGIL di UPA, per queste ragioni, ritiene importante che queste riflessioni siano portate sul tavolo del rinnovo contrattuale e che, in quella sede, vengano ottenute norme di tutela e garanzia di immediata riallocazione dei lavoratori “interni” al verificarsi di tensioni occupazionali determinate da esternalizazzione di funzioni e lavorazioni all’estero.
Non è una strada nuova: ricorda quella percorsa allorchè, partendo dalla riflessione e dalla mobilitazione originate da alcuni tentativi aziendali di esternalizzare Centri Servizi e Centro contabile, con l’evidente intento di procedere successivamente al loro scorporo e all’attribuzione ad essi di Contratti diversi da quelli del settore, riuscimmo a ricondurre quelle problematiche nell’alveo del Contratto Nazionale ed ottenere, in quella sede, una naturale e corretta definizione delle aree contrattuali.
Con la nostra categoria già mobilitata per il rinnovo del CCNL (e più difficilmente mobilitabile ancora quando esso fosse chiuso) i risultati negoziali potrebbero essere di alto profilo.
Il Direttivo FISAC-CGIL di UPA ritiene anche necessario un chiarimento sugli eventuali processi autorizzativi che gli Organismi di Vigilanza (Banca d’Italia) potrebbero essere chiamati a dover esprimere.
Il Direttivo FISAC-CGIL di UPA ritiene infine che, fuori di questo quadro di garanzie, siano difficilmente ipotizzabili accordi sindacali che accompagnino i progetti aziendali di tagliare i costi attraverso la costituzione di UPA Romania.

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