Comitati di ascolto

Comitati di ascolto

La Direzione ci ha informato di una iniziativa che dovrebbe partire a breve sul Polo di Cologno.
L’Amministrarore Delegato intende convocare gruppi di circa 10 lavoratori per volta (esclusi i preposti agli Uffici), estratti a sorte, da ascoltare per un paio di ore ogni 15 giorni nell’arco di due mesi, sui problemi del lavoro. Non abbiamo dubbi sulla genuina sincerità che ispira questa iniziativa. Ma non la condividiamo e con altrettanta genuina sincerità ne spieghiamo i motivi.
Dal punto di vista dei lavoratori: sarebbe utile avere garanzie serie sulla effettiva volontarietà dell’adesione all’iniziativa. Sappiamo bene quante amichevoli pressioni siano state esercitate nei mesi scorsi perché i vari meetings e road shows vedessero la partecipazione più ampia. Chi, tra i fortunati estratti, avrà ora il coraggio di sottrarsi ad un invito così diretto e personale?
E poi: quanto sincera sarà la comunicazione all’interno del
comitato di ascolto? Perché mai ci si dovrebbe esporre facendo affermazioni che, se riportate all’esterno del gruppo, potrebbero creare serio imbarazzo e qualche problema a chi le ha fatte?
Dal punto di vista delle strutture di governo dell’Azienda: possiamo dire che in UPA non si muova quasi foglia senza che il movimento non venga registrato. Si contano le rimanenze, si lavora con lo SGI, si fanno inchieste di people satisfaction, si verificano le risorse, si analizza l’organizzazione, si controlla la gestione, si attiva la normale catena di comando aziendale e quantaltro. Si è pensato ai livelli di delegittimazione che, certamente non desiderati, rischiano comunque di investire i colleghi di queste strutture di governo? Ci sono motivi di credere che i dati forniti siano, almeno in qualche misura, tutti da verificare? Evidentemente no.
E allora: quale valore aggiunto dovrebbe fornire questo
pressing esercitato sul gruppo di ascolto? “Il fattore umano che gli altri indicatori e le altre strutture non registrano” si risponde. E perché mai tutto ciò dovrebbe accadere, se sono vere (come riteniamo che lo siano) le osservazioni fatte sopra?
E’ di facile attuazione la nostra proposta: si potrebbe ripetere una esperienza come quella della “e-mail all’AD”, a suo tempo attuata dal Dr.Profumo; oppure l’AD di UPA potrebbe mettere a disposizione dei colleghi che lo desiderano un paio di ore la settimana.
Dal punto di vista del Sindacato: una struttura complessa, ma anche delicata come una Società di 2.500 dipendenti, deve conoscere forme stabili e codificate di rappresentanza degli interessi, sia nei momenti di conflitto sia nelle fasi di concertazione. Non le si può mandare in corto circuito attivando forme personalizzate e carismatiche di interlocuzione.
Quello che è qui in discussione non è la
legittimità dell’iniziativa, ma la sua opportunità.
Siamo naturalmente a disposizione di tutti i colleghi che intendono interpellarci.

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