Interinali: un capitolo che non consideriamo chiuso

Interinali: un capitolo che non consideriamo chiuso

Nelle giornate del 18 e del 22 settembre si sono tenuti due incontri sindacali dedicati quasi esclusivamente alle problematiche dei lavoratori interinali. L’Azienda e le Organizzazioni Sindacali hanno potuto così chiarire, in queste due giornate non prive di momenti di asprezza (e non poteva essere altrimenti), i rispettivi punti di vista.
Le posizioni sono, alla fine, rimaste molto distanti. Sintetizziamo i punti discussi.

Secondo l’Azienda, non possono essere escluse in via di principio, a seguito delle operazioni con ING Bank ed Abbey National, conseguenze sui livelli occupazionali di UPA; la mancata proroga dei nostri colleghi interinali non ha però alcun rapporto diretto con questi fatti. Non dovrebbero nemmeno verificarsi, a seguito di queste mancate proroghe, ricadute ingestibili sulla operatività aziendale. Esiste infatti comunque un “polmone” fornito dai lavoratori di ON Banca recentemente acquisiti (alcuni già presenti a Cologno, altri momentaneamente distaccati presso Xelion).
Diversissima è la nostra posizione. Anzitutto vogliamo verificare la effettiva congruità degli organici. Inoltre la preoccupazione, ripetutamente espressa, sul fatto che UPA possa diventare un contenitore di esuberi, non è certo dettata da particolari atteggiamenti filosofico/spirituali di pessimismo cosmico. Deriva da atti ufficiali. Basta leggere ( è solo un esempio tra i mille che potremmo prendere) i verbali di accordo, datati 10 dicembre 2002, per la costituzione dei Poli di Trento, Trieste e Treviso, nati in seguito alla “evidenziazione… di posizioni lavorative numericamente non coerenti con le nuove strutture aziendali”. Frasi chiare come il sole e pesanti come sassi. La vigilanza non è dunque solo un elementare diritto sindacale: è un dovere.

Secondo l’Azienda, UPA ha ripetutamente manifestato attenzione alle esigenze dei lavoratori interinali: per quanto riguarda il 2003 e con riferimento ai colleghi usciti dalla posizione di interinale, il 55% di essi ha visto il proprio rapporto di lavoro trasformato in tempo determinato (o indeterminato), il 35% ha autonomamente deciso di abbandonare UPA e solo il 10% è “cessato” per iniziativa aziendale. Entro la fine dell’anno saranno 12 i lavoratori di Cologno non prorogati (ma circa la metà di essi ha comunque esaurito la possibilità di proroghe). Nessun ripensamento è possibile perché tutte le riflessioni da fare sono già state fatte.
Chiariamoci subito: per quanto drogate siano le statistiche, in questo campo come in tutti gli altri, una mancata proroga di 12 lavoratori (sono 48 gli interinali oggi presenti a Cologno) configura un intervento comunque pesante sul piano dei numeri, pesantissimo su quello della dignità delle persone.
Da un’Azienda inserita in un Gruppo che macina profitti da sogno ci si sarebbe potuto aspettare anche qualcosa di più. Soprattutto se questa Azienda è l’unica, nel Gruppo, a fare ricorso in termini così massicci al lavoro interinale.
Sarebbe anche utile riflettere sulle modalità di calcolo adottate e per le quali, ai fini del conteggio delle 4 proroghe consentite per legge, le proroghe godute con Unicredit vengono sommate a quelle godute con UPA.

Nelle affermazioni della Direzione aziendale, i test affrontati dai lavoratori di UPA sono simili a quelli affrontati dai lavoratori di tutto il Gruppo (per non inibire eventuali, futuri trasferimenti da una Società ad un’altra) ma se ne discostano per alcuni aspetti caratterizzanti. La mancata comunicazione dell’esito è dettata dalla volontà di non condizionare il futuro rapporto tra lavoratore ed Azienda, sul quale pesa anche il successivo giudizio espresso dai capi servizio. UPA è comunque disponibile a comunicare ai lavoratori interessati quegli esiti talmente negativi che rendono impossibili future proroghe.
Per le Organizzazioni Sindacali, la mancata comunicazione dell’esito dei test resta grave e poco convincenti sono le spiegazioni fornite. Sarebbe assai più corretto fare conoscere da subito, ai singoli colleghi, l’esito, specificando (per quanto ovvio) che un risultato parzialmente negativo dei test non pregiudica in modo irreparabile la possibilità di assunzione (perché può essere contraddetto da una successiva, positiva esperienza sul campo) e che, allo stesso modo, un risultato positivo dei test non costituisce, di per sé, alcuna garanzia di assunzione (perché può a sua volta essere contraddetto da esperienze pratiche negative).
Benché la Direzione tenda poi ad attribuire all’esito del test un valore non ultimativo, non può venir meno l’impressione che esso valga in realtà infinitamente di più del giudizio espresso dai Capi servizio, la cui irritazione appare dunque, a questo punto, assolutamente motivata e condivisibile.

Al di là di tutto, resta un fatto. Stiamo andando verso una struttura dei rapporti di lavoro sempre meno garantita e sempre più “atipica”. Il nostro mercato del lavoro sta ormai diventando, dal più “ingessato”, quello più selvaggio e deregolamentato. Da questo punto di vista, il futuro ci preoccupa ancora di più.
La Legge offre però già oggi enormi possibilità. UPA le usa, le getta e, ne siamo certi, le userà ancora come tutti gli altri (ma più di altre Aziende del Gruppo).
Il Sindacato di UPA continuerà a vigilare e a controllare la situazione, aspettando al varco l’Azienda alle prossime scadenze.

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