TFR (Trattamento di fine rapporto)
Quaderni

L’art.2120 del codice civile, nella formula modificata dall’art.1 della Legge 29 maggio 1982, n.297 stabilisce che “in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni”.

Con la dizione “pari e non superiore” il legislatore ha inteso vietare la concessione di trattamenti più favorevoli (come avveniva in passato per i dirigenti), fissando una misura unica per tutti i lavoratori e le lavoratrici.

In tal modo il TFR assume la caratteristica di
“accantonamento annuale di una determinata somma”, calcolata in base alla retribuzione, all’inquadramento ed all’entità delle prestazioni di quel periodo e rappresenta una quota di retribuzione che non viene immediatamente corrisposta al lavoratore/lavoratrice ma rimane bloccata, diventando una forma di risparmio indicizzato.

Un aspetto molto importante, ed alquanto utilizzato, introdotto dalla Legge 297/82 è stato quello della possibilità di chiedere ed ottenere, per determinate motivazioni, delle anticipazioni sul proprio TFR maturato anche nel corso del rapporto di lavoro.

Il TFR è stato esteso al settore pubblico con l’emanazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 dicembre 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Più recentemente, con il Decreto Legislativo 5 dicembre 2005, n.252 concernente la “disciplina delle forme pensionistiche complementari”, la caratteristica di tale istituto è ulteriormente evoluta, assumendo la connotazione di
“strumento a finalità previdenziali” (tramite, appunto, il conferimento tacito del TFR maturando a previdenza complementare): in tale contesto, la nuova disciplina delle anticipazioni prevista per i fondi pensione ha rappresentato sicuramente un interessante passo in avanti (nelle causali e negli importi ottenibili, nei vincoli, nella tassazione e nella possibilità di reintegro delle somme anticipate).

La pesantissima crisi mondiale sopravvenuta in campo finanziario ed economico, al di là delle ripercussioni negative che sta comportando anche su questo terreno per i lavoratori e le lavoratrici, non fa venir meno l’importanza dell’uso del TFR ai fini della previdenza complementare per mantenere livelli di trattamenti pensionistici adeguati.