Le donne della porta accanto

Le donne della porta accanto

Le donne della porta accanto è un progetto collettivo di scrittura e creatività al femminile che parte dal riconoscimento che nell’ultimo secolo la voce delle donne nella società, o per lo meno in una parte di essa, è aumentata sensibilmente di volume, nel bene e nel male. Talvolta diventando messaggio di liberazione talvolta ingaggiando lotte a chi grida più forte che si incastrano perfettamente nelle strutture maschiliste che il femminismo ha provato a smantellare.

Come Fisac Cgil UniCredit abbiamo deciso di darle voce per le nostre iscritte e iscritti

Chi siete e che obiettivi avete?

Le donne della porta accanto è un progetto collettivo di scrittura, giornalismo e creatività al femminile nato nel maggio del 2019.

Siamo partite dal riconoscimento del fatto che nell’ultimo secolo la voce delle donne nella società è aumentata sensibilmente di volume, nel bene e nel male.

Abbiamo avuto le lotte di liberazione, le rivendicazioni dei diritti e siamo riuscite a conquistare spazio anche in ambienti tradizionalmente maschili, ma spesso ci siamo anche ritrovate incastrate in dinamiche di potere che rispecchiano le strutture maschiliste e patriarcali che il femminismo ha provato a smantellare.

Come donne della porta accanto vogliamo riportare l’attenzione sulle voci autentiche delle donne, quelle che che negli ultimi anni sono state accantonate in favore di altre che sembravano più idonee, o meno scomode.

Attraverso il nostro lavoro vogliamo restituire una visione del mondo che sia autenticamente femminile e che sia il meno possibile condizionata dalle strutture sociali in cui tutti ci troviamo a vivere, ma che sono essenzialmente ereditate dalla nostra storia patriarcale. L’idea è quella di fornire spunti per ragionare sul mondo in cui viviamo, e farlo da un punto di vista differente da quello mainstream.

Una delle cose che ci caratterizza è quella di non limitarci ad argomenti prettamente femminili o femministi. La dimensione di genere naturalmente è centrale, visti gli obiettivi che ci siamo prefissate, ma non è l’unico argomento di cui parliamo.

Modificare la visione del mondo introducendo il punto di vista delle donne vuol dire lasciare lo spazio a ciascuna di esprimersi nell’ambito dei propri interessi e delle proprie competenze.

Le donne non devono e non possono essere relegate a discutere degli argomenti che la società ha tradizionalmente riservato a loro, come la cucina, la casa, i bambini o la moda, ma non devono neanche sentirsi legittimate a trattare solo di temi generalmente classificati come “femministi”.

Certo, nessuno più di noi ha il diritto di parlare della nostra libertà, della nostra sicurezza o del nostro utero, ma non siamo obbligate a limitarci a questo. Una donna è libera (e capace) quanto un uomo di parlare di nuove scoperte tecnologiche, di politica internazionale, di informatica o di astronomia.

Le donne della porta accanto sono tutte le donne che desiderano uno spazio espressivo libero, senza limitazioni o censura, uno spazio dove possano essere ascoltate con la stessa attenzione riservata agli uomini. Uno spazio di donne e gestito da donne, ma che si propone di parlare a tutta la collettività.

Che tipo di comunicazioni ed eventi organizzate? Dove è possibile seguirvi?

Facciamo cose molto diverse.

Innanzitutto abbiamo un blog su cui settimanalmente pubblichiamo approfondimenti su temi diversi. Il sito è organizzato per sezioni, che sono le nostre “porte”, e si possono trovare articoli di vario genere, dall’attualità politica, alle analisi sulla società, o anche recensioni di libri e racconti di narrativa. Stiamo lanciando anche tutta una serie di rubriche, sia di interesse culturale che di respiro più internazionale.

Sulle nostre pagine di Facebook e di Instagram, invece, pubblichiamo quotidianamente la biografia di una donna diversa, ricordata nel giorno del suo compleanno. Molte sono donne di cui nessuno ha mai sentito parlare, che hanno fatto cose importantissime, hanno raggiunto traguardi che non si sono viste riconoscere. Crediamo sia molto importante restituire loro un po’ di quel riconoscimento che la storia ufficiale ha loro negato, e speriamo che siano di ispirazione per tutte le altre donne che ci seguono, così come lo sono per noi.

Abbiamo poi in calendario tutta una serie di eventi live, in streaming sulla nostra pagina Facebook. Sono dei piccoli salotti virtuali dove invitiamo altre donne a parlare delle loro opere e delle loro esperienze, artistiche e lavorative.

Ospitiamo scrittrici che presentano i loro libri, ma anche professioniste in diversi ambiti: musiciste, storiche dell’arte, architette, donne che lavorano nel sociale… Abbiamo avuto ospite una maitre parfumeur, una conduttrice radiofonica e la responsabile del centro antiviolenza Aiutodonna (che sarà di nuovo con noi il 3 dicembre).

Potete seguirci sulla nostra pagina Facebook o Instagram, sul blog https://ledonnedellaportaaccanto.home.blog/ e potete rivedere tutti i nostri eventi sul canale Youtube.

Avete parlato in uno dei vostri ultimi post sul vostro sito della Bielorussia. Avete dei contatti diretti con Minsk per cui potete darci informazioni esclusive che non passano sulla stampa nazionale?

No. L’articolo sulla Bielorussia nasce dal nostro interesse per una visione internazionale dei contributi delle donne alla società.

Sempre su quel filone abbiamo scritto un pezzo sulle rivolte in Polonia contro la legge che criminalizzava ulteriormente l’aborto, abbiamo raccontato delle ultime donne pescatrici in Corea e abbiamo intervistato un’attivista russa contro il body shaming.

Come dicevamo prima uno dei nostri obiettivi è quello di fornire una visione femminile del mondo e di tutto quello che riguarda la società, la politica, l’economia, i diritti…

Alcune delle donne che compongono il nostro comitato di redazione vivono all’estero, e questo ci permette di avere un ulteriore respiro internazionale.

Proprio questa settimana abbiamo lanciato una rubrica che parla di Madrid, e a breve ne partirà anche uno direttamente da Città del Messico.

Sembrate una voce accordata davvero col contemporaneo, perché citate realtà del movimentismo femminile senza confini e da tutti i continenti, che ruolo ha invece per il femminile un tema come il lavoro spesso legato ancora a dinamiche nazionali?

Il lavoro è un aspetto imprescindibile nella vita di qualsiasi persona, e forse ancora di più per le donne, in quanto consente l’indipendenza economica che è uno degli aspetti fondamentali dell’emancipazione.

In Italia purtroppo siamo ancora molto lontani da questo, con un tasso di occupazione femminile solo del 56%, quando ci sono Paesi che sfiorano l’80! Anche l’indipendenza economica è uno scoglio per molte donne, anche per quelle che di fatto percepiscono un reddito, basti pensare che solo una donna su tre in Italia possiede un conto corrente, e spesso questo è comunque gestito da un uomo cointestatario.

A livello nazionale questi sono dati allarmanti che ci riportano ad un retaggio culturale difficile da estirpare, quello che vuole che sia la donna ad occuparsi (in modo totalizzante) della vita familiare e domestica.

E anche quando le donne lavorano spesso sono pagate meno degli uomini, o hanno accesso a posizioni lavorative meno qualificate e non considerate “di prestigio”; sono confinate ai ruoli di cura e assistenza, il che le mette in posizione ancora più vulnerabile, specialmente in un periodo di emergenza che stiamo vivendo.

Il gender gap salariale poi incide fortemente sulla scelta di chi dei due coniugi deve restare a casa per occuparsi dei figli. È più facile rinunciare al salario più basso o al lavoro più precario.

Come dicevamo prima, nonostante gli sforzi fatti nei secoli dalle donne, la società in cui viviamo è ancora costruita su strutture ereditate dal patriarcato, e anche il mondo del lavoro è costruito “a misura d’uomo”.

Per estendere un po’ il campo anche ai maschi il mondo del lavoro è ancora troppo rigido e legato a dinamiche produttive che tendono ad annullare il lavoratore. Il Covid ci sta spingendo verso un contesto di maggiore flessibilità, che certamente va regolato ma che forse offre delle possibilità di miglior bilanciamento vita-lavoro.

Il lavoro è essenziale, ma non deve diventare un elemento totalizzante. La vita è fatta anche di altre istanze, di passioni, di creatività, di cura di sé stessi. Questi aspetti sono fondamentali per una vita di qualità, e spesso sono le donne quelle più costrette a sacrificarli.

Che ruolo pensate possa avere il sindacato per la promozione del ruolo femminile?

Un ruolo fondamentale, senza dubbio. Come abbiamo accennato prima è importantissimo portare una visione femminile nel mondo del lavoro, non solo a livello di inclusività, per permettere che alle donne siano offerte le stesse opportunità che agli uomini, ma anche per scardinare le strutture maschiliste che ancora condizionano il mondo del lavoro.

Il sindacato, in quanto comunità di lavoratrici (e di lavoratori, non dimentichiamoci mai che il contributo degli uomini serve ed è giusto che ci sia) può contribuire a formare questa visione, a raccogliere le istanze delle donne e a riportare sui luoghi di lavoro quelle dinamiche e quelle qualità femminili che spesso il mercato ha ignorato, privilegiandone altre, come la cooperazione, il mutuo aiuto, l’uguaglianza, il sostegno alle categorie più fragili.

Dalle origini del mondo le donne hanno guidato la civilizzazione seguendo questi principi, riuscendo a creare una società pienamente egualitaria e rispettosa delle differenze di tutti.

Questa conquista è andata persa con l’avvento del patriarcato, ma possiamo (e dobbiamo) riscoprirla!

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